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Chiesa e 'ndrangheta. Il boss cita Bertone come teste

Last Update: 11/17/2012 1:31 PM
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11/5/2012 7:19 PM
 
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Il boss cita Bertone come teste

 
SILVIO MESSINETTI
03.11.2012
 

Giulio Lampada un pezzo grosso della 'ndrangheta con radici a Reggio e affari a Milano cheallungava i propri tentacoli fino a magistrati e politici. Ci teneva tanto a diventare cavaliere della Santa Sede da vantarsi di esser stato “nominato da monsignor Bertone”.

Il boss era in buona compagnia. Prima di lui Angelo Balducci, Umberto Ortolani e Roberto Calvi. Tutti benemeriti per il Vaticano, “gentiluomini di Sua Santità”.

Ma Giulio Lampada è di sicuro il primo capoclan ad esser stato medagliato Oltretevere. Il suo nome compare a pagina 953 degli 
Actae Apostolicae Sedis, la gazzetta ufficiale della Santa Sede.

Scorrendo le nomine della Segreteria di Stato, nell’elenco di persone entrate a far parte del “Cavalierato dell’Ordine di San Silvestro Papa”, si fa menzione del “sig. Giulio Lampada” con l’indicazione della diocesi di San Marco Argentano-Scalea. Faceva parte di un’infornata di 19 nuovi cavalieri nominati il 17 agosto del 2009. Due anni dopo Lampada venne arrestato per associazione mafiosa, con l’accusa di essere un boss della ‘ndrangheta, con radici a Reggio e affari a Milano.

Un pezzo grosso della mala calabrese che 
allungava i propri tentacoli fin ad abbracciare magistrati e politici. Già all'indomani dell'operazione che portò al suo arresto, il Vaticano si era smarcato riferendo che l'ufficio che effettua le verifiche “non è un'agenzia investigativa”, e ammettendo che nel caso di Lampada “la verifica non ha funzionato” e che “può accadere che chi ha proposto il nome non fosse consapevole”.

Chi ha proposto il nome è il vescovo emerito di San Marco Argentano-Scalea, Domenico Crusco, che in un’intervista a 
Il Quotidiano della Calabria conferma l’onorificenza precisando che a far da intermediario fu Franco Morelli, il consigliere regionale del Pdl (e capo corrente di Alemanno in Calabria) anch’egli in carcere.

“Non sapevo chi era questo Lampada, mi fu presentato dall'onorevole Morelli, mi fece vedere il suo curriculum, lo segnalò come un imprenditore che faceva del bene”. E Lampada ci teneva tanto a diventar cavaliere della Santa Sede. Talmente da vantarsi di esser stato “nominato da monsignor Bertone”.

Nelle intercettazioni raccontava che “dopo aver ricevuto targhetta e distintivo” si sarebbe fatto preparare “un’alta uniforme su misura” e che “ora in tutte le diocesi mi devono chiamare eccellenza”. Eccellenza o meno, di sicuro Lampada chiese e ottenne di battezzare suo figlio in Vaticano.

Erano,
dunque, solidi i legami tra questo boss della ‘ndrangheta lombarda e gli alti prelati.

Come se non bastasse, il nome di Bertone fa parte di una lista di oltre 150 testimoni depositata ieri dai legali di Lampada nel processo in corso a Milano.

Ci sono nomi di giudici come l'attuale presidente della Corte di Appello di Catanzaro, ed ex presidente del Tribunale di Locri, Domenico Jelasi e i magistrati antimafia Alberto Cisterna e Roberto Pennisi.

Tutti dovrebbero riferire sulla frequentazione del ristorante “da Giulio”, situato nei pressi del vecchio Tribunale reggino, dove avrebbero avuto conoscenza diretta di Lampada. E tra i testi che dovrebbero comparire dinanzi ai giudici di Milano ci sono, appunto, quelli del cardinale Bertone e dei vescovi di San Gregorio Magno e di San Marco-Scalea che secondo la difesa dovrebbero riferire sulle modalità con le quali Lampada è riuscito ad ottenere il via libera per il battesimo della figlia in Vaticano e su come sia riuscito ad arrivare alla nomina di "Cavaliere di San Silvestro”.






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Madre Badessa
11/6/2012 1:12 AM
 
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Una luce in fondo al tunnel...
Sembra che la situazione politica italiana si stia avviando verso una definitiva chiarificazione.

Resta ancora una piccola formalità da risolvere: il prossimo presidente del Consiglio sarà nominato direttamente dal Vaticano o sarà eletto con il Porcellum dal prossimo Sinodo dei vescovi? [SM=x789051]



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11/6/2012 6:42 AM
 
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Re: Una luce in fondo al tunnel...
kelly70, 06/11/2012 01:12:

Sembra che la situazione politica italiana si stia avviando verso una definitiva chiarificazione.

Resta ancora una piccola formalità da risolvere: il prossimo presidente del Consiglio sarà nominato direttamente dal Vaticano o sarà eletto con il Porcellum dal prossimo Sinodo dei vescovi? [SM=x789051]



Chiamiamolo pure un...sacrosanto dilemma.... [SM=x789052] [SM=x789052] [SM=x789052] [SM=x789052] [SM=x1935919]








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11/17/2012 1:31 PM
 
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 Quando i soldi portano guai in Vaticano



Cosa deve succedere perché papa Ratzinger esca dall’inerzia e impugni la scopa per fare pulizia negli ambienti ecclesiastici compromessi in mala gestione e in malaffare?

Crac, tribunali e licenziamenti in massa di incolpevoli impiegati non sembrano smuovere una foglia in Vaticano.

Alla vigila di un’età effettivamente pensionabile (i 78 anni) il segretario di Stato vaticano Bertone scivola nuovamente in una storia di crac e raggiri. Per imprudenza, non per dolo. Ma molte domande si impongono. A che titolo il cardinale, incaricato di guidare in nome del Papa la politica della Santa Sede a livello mondiale, si è messo a mediare tra le parti in una vicenda che riguarda la giustizia civile e non compete al Vaticano. A che titolo si è impegnato in un “accordo transattivo” con faccendieri già inquisiti dalla magistratura e avvocati tesi a spremere 99 milioni ai Salesiani.

C’è del marcio in Danimarca, esclamava Amleto. C’è, da un anno a questa parte, troppo marcio in un numero eccessivo di vicende che coinvolgono ecclesiastici di prima, seconda e terza linea. Fare l’elenco è imbarazzante.

Febbraio 2011. Esplode lo scandalo del debito abnorme dell’ospedale San Raffaele, guidato dal prete-managere don Luigi Verzè. L’esposizione verso le banche è di trecento milioni, poi si scopre che con i debiti nei confronti dei fornitori si arriva ad un miliardo. Si profila il crack. Viene alla luce una gestione dissennata, condita da intrighi per sovvenzioni con la Regione Lombardia, guidata dal ciellino Formigoni, e caratterizzata da azioni banditesche verso chi osi porsi di traverso rispetto ai piani di Verzè. C’è un costo umano altissimo in questo scandalo. Un suicida (Mario Cal, braccio destro di Verzè e 244 dipendenti del San Raffaele, che l’ottobre scorso hanno ricevuto la lettera di licenziamento.

Il 2011 è anche l’anno in cui esplode lo scandalo del disavanzo spettrale degli ospedali della “Congregazione dei Figli dell’Immacolata Concezione”: 800 milioni di buco, sette dirigenti religiosi e laici indagati,accusato nr.1 fratello Franco Decaminada per lunghi anni consigliere delegato dell’Istituto dermopatologico dell’Immacolata. Dissesto e costi umani: da due anni il pagamento dei salari avviene con ritardi, dopo agosto i 1600 dipendenti dell’IDI, del San Carlo di Nancy e della clinica “Villa Paola” di Roma non sono stati pagati.

Anno 2011, Roma scopre l’esistenza di un certo don Evaldo Biasini, ex economo dei Missionari del Preziosissimo Sangue, amico della cricca degli appalti di Anemone e Balducci, coinvolto nelle indagini sugli appalti del G8 e indagato per riciclaggio di denaro dalla Procura di Roma: dispone di cinquanta conti correnti, tredici dei quali aperti allo Ior, la banca vaticana.

Anno 2011, il segretario generale del Governatorato monsignor Viganò denuncia la corruzione negli appalti in Vaticano. Il presepe di piazza San Pietro prima di lui costava 550 mila euro, sotto il suo controllo scende a 300 mila. Viganò denuncia frodi ai danni dell’Osservatore Romano per 97 mila euro, ammanchi di 70 mila euro in un altro ufficio, frodi per 85 mila euro ai danni dell’Amministrazione del Patrimonio Sede Apostolica (Apsa). Viene spedito da Bertone a Washington come nunzio.

Anno 2011, il Segretario di Stato sabota l’applicazione di in decreto di Benedetto XVI, che istituisce un’Autorità di Informazione Finanziaria con pieni poteri di controllo sui movimenti di denaro nello Ior e nelle amministrazioni vaticane.

Anno 2012, viene silurato il direttore della banca vaticana Gotti Tedeschi, reo di avere voluto sapere troppo sui “conti esterni” dello Ior e di aver voluto sottoporre i movimenti della banca alla società di revisione internazionale Deloitte.

C’è qualcosa di profondamente malato nel modo in cui troppi uomini di Chiesa maneggiano il denaro o lo lasciano maneggiare. C’è una drammatica carenza di controlli. C’è un disinteresse colpevole delle supreme istanze ecclesiastiche nei confronti del mala gestione e del malaffare, che si annida tra preti-manager e preti-faccendieri.

Mai un’inchiesta da parte della Chiesa.

Mai una punizione.

Mai un’operazione di pulizia.


Leggi tutto da: antimafiaduemila.com




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